Una miserabile quisquilia

PIOGGIA DI UNA SERA D’ESTATE

Lacrime di pioggia nella sera
a ridestare i broccoli assetati,
a rincuorare i porri e le insalate,
a battezzare gli orti e le grondaie
di acqua benedetta di lavacro.
Canto di gronda e brontolio di gora,
è come una ninnananna nella sera,
canta la poesia della primavera,
gola di roggia e bocca di grondaia.

Fa risuscitare i vivi e i morti,
canto di litania di gora,
gorgoglio negli orecchi di chi dorme
in eterno nel sonno sotto terra.
Canto di pioggia di grondaia,
canto di malinconia di roggia.

ANDARE E RIMANERE

Padre, la mia città splende nel sole,
e noi si è sempre vivi, qui e altrove,
tu te ne andasti, ed eri morto e vivo,
l’addio non fu facile, un curioso
andare e rimanere senza tempo,
e gioivo del mio esser vivo e morto,
effimero quaggiù e lassù eterno.

Avevo gli occhi umidi dal pianto,
e tu eri il vento e l’acqua, eri puro
come un roseto in fiore, e non sapevo
più cosa dirti, padre, se non: Resta
ancora qui con me, anche se piove.

Sei venuto a trovarmi l’altra notte,
ero solo, e attendevo sulla soglia
che smettesse di piovere. Pensavo
a mia sorella, morta or non è molto,
e mi dicessi: E’ qui, da me…Oh padre,
che vai lassù per strade e non ti bagni,
perché lassù non nevica e non piove,
c’è sempre il sole, il sole dei vent’anni,
portami sue notizie, e che sian fresche…

Sei tu che mi hai dato questa forza,
è il tuo vivere in me che mi fa vivo,
e ora che sei con mamma e i miei fratelli
insieme, eternamente, lassù, in cielo,
lascia che mamma chiacchieri, sai come
le piaccia chiacchierare, a voce alta,
forse anche lassù mamma è un poco sorda,
tu la conosci, sì, sai quanto parla…

Tu te ne andasti un giorno, e c’era il sole,
di là, da te, lassù, fuori del mondo,
ma io restavo, e ti sentivo entrare
dentro di me, andavi e rimanevi,
ed io con te, io rimanevo e andavo,
effimero quaggiù e lassù eterno

UNA MISERABILE QUISQUILIA

Quisquilia, è una miserabile quisquilia
il tempo, stonato contrappunto,
ventre di un tunnel monosbocco,
ed io, dentro di lui, inconsciamente,
a correre col peso sulle spalle,
furente ma estasiato, ad inseguire
dentro il suo buio alveo, la sua corsa.

A presidio, in cima al capolinea,
un avamposto, e, a cavallo d’un cavallo,
un angelo che dà fiato alla sua tromba,
squillo di trionfo o di disfatta,
tromba di latta senza squillo.

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