Il sonno delle cose

I PESCI SONO PESCI

I pesci sono pesci, e non lo sanno,
e il grano non lo sa che va in farina,
e l’occhio che si chiude per il sonno
non sa del sogno, che si chiude e dorme.
L’occhio che vede è quello che non vede,
iride e cristallino dentro il sogno,
sguardo senza palpebra, lampione
spento in una piazza buia e vuota,
angolo di sonno dentro un sogno.

UN UNICO PULLOVER

Al grido acuto, quando
d’improvviso uno schianto
inconfondibile mi giunge
di un’automobile in folle
corsa sul rettifilo,
accompagnato da rapidi
passi di gente spaventata,
ecco che, penso, quando
la morte, che aguzza
la fantasia, il suo verdetto
inappellabile grida, e l’urlo
s’alza dall’asfalto insanguinato
come l’ultimo canto di un cigno,
ecco che vita e morte, oltre
la piccola cruna, intrecciano
un unico pullover.

UNA QUISQUILIA

Quisquilia, è una miserabile quisquilia
il tempo, uno stonato contrappunto,
il ventre di un tunnel senza sbocco,
ed io, dietro di lui, inconsciamente,
a correre col peso sulle spalle,
spossato ma estasiato, ad inseguire,
dentro il suo etereo alveo, la sua corsa.
A presidio, in cima al capolinea,
un avamposto, e, in groppa ad un cavallo,
un angelo che dà fiato ad una tromba,
squillo di trionfo e di disfatta,
tromba di latta senza squillo.

BASTA NON PENSARE

Un bianco malinconico di luna
illumina il piccolo camposanto
a dosso del paese. Orti e case
dormono il loro sonno senza sonno,
Come un suono di oboe senza suono,
un po’ di eucarestia di vento
vellica i lenzuoli sui poggioli
stesi ad asciugare nella quieta
limpida agonia di questo occaso
che sa di menta. Un attimo, e ritorna
in un sogno di sogni senza sonno
un’estate senza occasi e senza albe

La memoria ha un non so che d’eterno,
un passato che non riposa in pace
ed appare e scompare nel dolore
di chi non torna. Basta non pensare,
la felicità sta nel non pensare.

UNA FINESTRA APERTA

Il glicine. E l’orto che si sfa
in una tenera ondata verdeazzurra
di grappoli. L’ultima folata
di vento questa sera dà un strappo,
lassù, a una bandiera.
Da una finestra aperta,
un’ombra nella luce,
una fuga di bolle di sapone,
e l’ultima, sospesa
a filo di una lacrima, esplode
sul mio povero cuore che si sdruce.

QUESTA SERA AL BAR

Poca gente questa sera.
C’è una luce un po’ opaca in mezzo ai tavoli.
Zitto, dietro il bancone,
l’uomo coi baffi mesce
il vino, risponde cenno a cenno.
Non una parola sola,
solo una radio, in un angolo, che parla.

S’apre la porta ed entra il vento,
un povero piccolo vento di monte,
si accomoda tra noi. Non è ciarliero,
ha il silente vociare di un fantasma.
O forse siamo noi, forse,
che in qualche modo udiamo
una qualche presenza silenziosa
di un refolo di vento. E gli diamo un nome:
vento Carlo, vento Adele, vento Piero.

IL SONNO DELLE COSE

Dormono il loro sonno buio e quieto
il tavolo e la sedia, i loro sogni
sono i piccoli sogni delle cose
che contano quel che contano. Dormono
nella calma malinconia del buio
i piccoli pesci rossi nell’acquario
un sogno di meduse e di lampare.

E dormono le cose che non contano
– un ago senza cruna, un dente rotto, –
dormono felici il loro sonno
di cose che non contano. E dormono
gli uomini che credono di contare

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3 pensieri su “Il sonno delle cose

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