Il bruco

ZITTO ZITTO

Come un atto d’amore la carezza
del buio sulla vecchia casa.
Un corrosa gronda sulla strada
gocciola balbettando una piovana
acqua di fine aprile. Nell’ascolto
io vivo senza odio e senza amore,
zitto zitto, così, senza far niente.

NACQUI SENZA AVERLO MAI RICHIESTO

Nacqui senza averlo mai richiesto,
crebbi anni ed anni a mia insaputa,
tutto secondo il calcolo di un Dio,
ed imparai a muovermi, a parlare,
a fare questo e quello, a camminare
spontaneamente, senza mai impormelo.
Grazie alla mia mente, so pensare,
ma è lei che, senza ch’io intervenga, pensa,
io sono il suo pensato, e ciò che vedo
e ascolto, è lei che vede e ascolta,
come se dentro me ci fosse uno
che mi comanda e regola a piacere.
E me ne sto qui inerte a contemplare,
in non so quale parte del mio corpo,
tutto ciò che dico e faccio, e applaudo.

DI QUESTO PASSO…

Camminando per le vie di Rovereto,
io ogni giorno mi sento più straniero.
Se ricordo com’era anni addietro,
dio!, non sai come mi stringe il cuore.
Straniero a casa mia… Bene che vada,
quando tutti saranno mussulmani,
io non ci sarò più, e in Vaticano
il papa sarà un papa maomettano.

IL BRUCO

Che tenerezza che mi@ fa il bruco,
che, passo a passo, a modo suo cammina,
lui, così fragile e indifeso,
lungo il muro dell’orto dietro casa!
Con parsimonia, piano, nel procedere
nel suo deambulare faticoso
fra cespi di lattughe e melanzane,
morde qua e qualche radice e foglia,
quel tanto che gli basta per la fame.

Oh, ben poco gli basta, ed è discreto
nel sostentarsi, e, se stai in ascolto,
lo senti che ogni tanto tira il fiato
per la stanchezza. E, se ti fa schifo,
lui, nello sbirciarti tra una rapa e un porro,
dice, alludendo a te, ai suoi fratelli
bruchi, che tu sei brutto, e gli fai schifo.
Se lo vedi, ti prego, non schiacciarlo,
anche tu, in fondo in fondo, non gli piaci,
ma lui mai e poi mai ti schiaccerebbe.

VIOLAZIONE DEL TRAFFICO AEREO

Ecco: cercavo un tavolo e una sedia,
per potermici sedere ed ascoltare,
un tavolo per darci sù dei colpi
di nocche per mettermi in contatto
con nonna Uran. Un po’ come
una cosa mediatica, un messaggio
tra il mio di qua e il suo lei di là. Un duetto
spiritico. Mia moglie
stenografava ciò che dicevamo.
A un certo punto suonò il campanello
col mandato d’arresto: intercettato
per violazione del traffico aereo
senza aver preavvisato il Paradiso

UN ALTRO CAOS

Forse Dio, quando un giorno, all’alba,
al risveglio, ebbe aperto gli occhi
appena appena, prima un po’, a fessura,
poi, via via, lentamente, piano,
millimetro per millimetro di palpebra,
forse la luce, man mano che li apriva
poco alla volta, rischiarò il buio
del Caos in cui viveva. Dopo, forse,
mezzo assonnato, piano, a poco a poco,
millimetro per millimetro, – ed era sera –
richiuse gli occhi e sprofondò nel sonno
di un altro Caos. E perciò noi siamo
solo immagini che popolano i suoi sogni.

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