Questo sì!

L’UOMO IN SALITA

L’uomo camminava nel ricordo,
andava allontanandosi in salita,
diventava piccolissimo, e sentivo
il suo fiato ansimare alle mie spalle,
e la via era deserta
e la campana
di una chiesa lontana ci annunciava
l’ora della compieta.
Era un mistero
quel passo che sentivo e quel respiro,
ma l’uomo era piccolissimo, lontano,
e il sole grande più di un melograno.
Oh memoria
di quella lunga strada
nel giorno ch’era prossimo alla sera,
memoria,
tu che tutto mi rannuvoli,
amata ed invocata, non lasciarmi,
dammi un volto, un nome, un qualche cosa
di là, da dove vengo, una parola
sola, ed è
come fossi eterno.

LA SENTENZA DEL BICCHIERE

Oggi, chissà perché, mi pare d’essere
un dito d’acqua dentro il mio bicchiere,
tanto che non so se debba berlo,
o se debba io essere bevuto
dalla mia stessa acqua, quando ho sete.
Guardo perciò il bicchiere che ho sul tavolo
con un’enorme voglia di svuotarlo,
ma temo che sia lui che debba bermi,
lui lo svuotatore, io lo svuotando.
Così mi tengo a debita distanza.
Bere o non bere? Far che la mia mano
s’alzi alle labbra a versarvi l’acqua,
oppure farmi bere io dall’acqua?
Ai posteri la sentenza del bicchiere…

ANDIAMO A FARE ECOLOGIA

Chissà se andare a piedi o in bici,
senza ascoltare il ridere cretino
di chi va in auto, e ci supera suonando
con una certa ostentazione il clacson,
chissà se serva a fare ecologia!
Magari basta incominciare, dici,
a ragionarci sù, a parlarne
in casa con la moglie o con i figli,
o gli amici, ma senza esagerare,
e senza escludere che un giorno, prima o poi,
non si riesca a pensare tutti eguale,
tutti a piedi o in bici, in città.

Dunque parliamone, andiamo per la strada
da bravi camminatori, a piedi,
in conviviale amico conversare.
Basta con la macchina. A piedi.
A mangiare la polvere degli altri.
A fare ecologia. Non noi, gli altri.

QUESTO SÌ!

No, non è semplice
chiacchierarsi, ascoltarsi, ripetersi, riudirsi,
farsi lunghissimi discorsi arzigogolati,
incidersi memorie sottovoce
di queruli vocianti, pensarsi
pensieri pensati a mezza via,
domandarsi quale sbifido autunno
riverberi negli occhi
della donna che vende i peperoni.
Dolcissimamente possedersi
nell’abbraccio della memoria
dimenticata, oh, questo sì,
è possibile!

DONNA SULLA VIA CHE PORTA A CASA

Donna, sulla via che porta a casa,
tra la polvere e le buche,
gettami una coperta sulle spalle,
ho freddo, e la strada è tanto lunga,
e le case che incontro sono vuote,
ma il tuo cuore io lo so che è pieno
e i nostri passi vanno ad un lontano
esilio che non vedo,
e spingo come un mulo spinge il carro.

Giunge la notte, quella che consuma
tutto, ma non l’amore.
Donna, ti rimane un sogno, fallo
vivere con me, sogniamo insieme.

È buio il sonno senza sogni,
prendimi per mano, e andiamo.

Vestimi della tua pelle, ho freddo.

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