La rosa mistica

IL DITO SUL BICCHIERE
il medium

Ma gli angeli fanno
tutti per gioco a parlarci di loro,
quando evochiamo i poveri morti
col dito sul bicchiere. Loro sanno
che dei morti noi abbiamo paura
ma li chiamiamo per nome, cerchiamo
una loro risposta, un consiglio,
una parola, un qualcosa cui credere.
Ma quelli si divertono a mentire,
ridono di noi, che non pensiamo
alla felicità che come meta
di questa vita. E allora così dicono
le falsità che noi crediamo vere
perché vogliamo credere, cerchiamo
la verità, qualunque sia. E loro,
gli angeli, si divertono a mentire.

UN EPITAFFIO

No, non mi stupirei se tu
dicessi che son morto. Ho
o non ho il diritto di non vivere?
Aggiungici una dovuta lacrima,
un epitaffio, un anticipo
di eternità dormiente,
una vita con o senza Dio. Vivere
è un po’ come morire,
perfettamente stupido. Ma innocuo.

ANDARE E TORNARE

Giorgia, forse io non ho ragione
a volere risalire la corrente.
Siamo io e tu e tutti noi dei pesci,
con alle spalle il mondo, e discendiamo,
ridicole unità di un infinito
illimite, incontro al mare.
Ma l’ignoranza è come la sapienza,
dà la gravità del saggio a chi l’esprime,
e noi si fa come certi pesci
che muovono in modo buffo testa e coda,
e girano e rigirano sempre attorno
allo stesso ciottolo tutto il giorno.
Perché girare come fosse niente
tra i ciottoli giù per la corrente?
Ho sempre voglia di andare,
Giorgia, e paura di tornare.

NON ESISTE IL SOLE

Il mondo non ci entra nella mente,
anzi, si dice che vi stia già dentro,
e il corpo è solo un mezzo per vederlo
e conoscerlo, così si sa ch’esiste.

Pensa a quando sogni, e nel sognare
vedi le cose che hai a disposizione
nella tua mente, tutto ti è già dentro,
alzi il sipario e guardi. Non esiste,
dicono, il sole, gli alberi, le case,
esiste solo l’occhio che li vede.

LA TUA ANIMA, MARIA

Che straordinaria forma ha l’anima,
illuminata al lampo del fotografo!
Esce un po’ di sghembo in mezza ombra,
in una luce obliqua, che le dona
una fattezza tale da stupirne,
un’arcana dolcezza d’incompiuta.
Pare una cosa viva e insieme morta,
una nuvola, un batuffolo d‘ovatta,
ma più la guardi e più ti sembra un tizzo
arso, una fiammata di un pagliaio,
e le basta un nonnulla per svanire,
un soffio, uno sternuto, una risata.

Maria, ti vedo tutta l’anima,
occupa il centro del tuo corpo, cerca
una via strozzata a mezza gola,
come smarrita, un fuoco che abbarbaglia
tra luce e buio – come il sole all’alba
di questa estate che già va alla fine.-

L’ho fotografata, Maria, stasera,
con il palcoscenico ormai vuoto,
e lei ed io, seduti, a domandarci
un modo di fuggire da noi stessi,
ad ascoltare i nostri vaniloqui
nel soffoco del buio, ad abbracciarci,
come smarriti e soli, anima e corpo.

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