Il presente indicativo

MA NON LO SI SAPPIA
10 febbraio, Giornata del Ricordo delle foibe e dell’esodo
di noi istriani

Vorrei che fosse un sogno, mi dicesti,
ed io guardai laggiù, verso quei morti.
Noi si era sulla soglia dove il tempo
ristà, e le cose profumano di viole
con gli occhi dolci e tristi della morte.
La mia terra ancora sa di sangue,
terra di foibe, mandorli e ciliegi,
di pollini ed acheni di taràssaco,
di fragili balletti dove il vento
accarezza i miei morti martoriati
estratti dalla foiba. Terra e sangue,
terra mia benedetta e maledetta,
anche le stelle qui hanno perso l’oro,
Golgota senza croci e senza pianto.

Ma che nessuno parli, acqua in bocca,
i morti hanno il torto d’esser morti,
morti dimenticati. Gli hanno buttato
sopra una pietra, così hanno deciso,
e che nessuno parli e non si sappia.
Ma non si accusi il boia, o si offende.

GLI ONESTI LAVORATORI DELLO SCIPPO.

Ti scippano, però non lo puoi dire,
né tanto meno scriverlo, sorridi
come se nulla fosse, e se t’arrischi
a dire che son ladri, c’è qualcuno
che salta sù e t’accusa di razzismo.
Se poi li metti dentro, il giorno dopo,
liberi, rifanno quel che han fatto,
ma stando un po’ più attenti. E non puoi dire
che scippano con tanto di certezza
d’essere impunti perché sanno
che hanno dalla loro la tutela
di gente che con loro ci guadagna,
per cui sono intoccabili: è gente
con spirito di amore e sacrificio
nella piccola azienda famigliare
di padre, madre, nonni e trentacinque
pargoli minorenni. E non chiamarli
ladri, han tanto di avvocati,
ma onesti lavoratori dello scippo.

UN CAOTICO ASSEMBLAGGIO

Mi capita talora di passare
per strade sconosciute tra scordati
frammenti del passato, ed è un andare
a ricomporre i pezzi di un mosaico,
immagini su immagini confuse
ridotte ad un caotico assemblaggio
di cose senza senso: una pantofola,
un vaso, un tritacarne, una vestaglia,
un libro, un posacenere, una pipa,
un tutolo sgranocchiato, una tovaglia,
e via di questo passo, da redimere
e mettere in bell’ordine e riporre
per bene in un cassetto. E pure Anna,
povero amore mio dimenticato,
Anna, anche lei frammento da assemblare
e mettere a memoria e sgranocchiare
come un tutolo di mais quando son solo
e triste, Anna in pantofole e vestaglia.

IL PRESENTE INDICATIVO

Ciò che faccio diventa ciò che ho fatto,
cambia il tempo del verbo, il presente
muta in passato prossimo, e poi in remoto
– ebbi fatto,- e certo tutto questo
Piero lo sa, però s’incaponisce
a resistere nel tempo del presente,
– e sta’ a vedere se poi ciò gli riesce. –
Dici: E’ impossibile mutare
la grammatica, il presente indicativo
è un coso che appartiene alla grammatica
di Dio, e tu, Piero,
sei un semplice gerundio o un congiuntivo.

MEGLIO L’ESTATE

La camicia che ho tolto sa d’ascelle,
e umida è la canottiera appena messa.
Caldo d’agosto, torrido. La pelle
scotta a toccarla, come con la febbre.
E la sacca nel bagno è colma zeppa
di calze e di camicie da lavare.
Dici: Si suda…E’ come fare il bagno,
ma un bagno di sudore, e sa di sale
il bacio che ti lascio s’una guancia.

Meglio uscir di casa e camminare
nell’ombra degl’ippocàstani del viale:
lenti nell’ombra e, dove ci sta il sole,
rapidi, di fretta, anche di corsa.
Di solito a quest’ora c’è una brezza
piacevole, ch’è quasi una carezza,
l’ora del lac. Oggi invece è ferma,
quieta, o, se soffia, porta anch’essa caldo.

Tendo l’orecchio ai refoli di un vento
che salgono alla memoria affaticata:
mi parlano del gelo dell’inverno,
del ghiaccio che scricchiola sui vetri,
del vento che ammucchia qua e là a caso
cumuli di neve ai bordi della strada.
Tremo al pensiero per il mal di gola,
la tosse e la raucedine, ed il naso
che pizzica, paonazzo per il gelo.

E subito mi metto in pieno sole,
come una lucertola infreddata.
Meglio l’estate, dici. Anche tu tremi
e ti scaldi con me le spalle al sole.

SE TUTTO FOSSE A POSTO

Se gli alberi stormiscono a dovere
e il vento fa ciò che deve fare,
noi non s’invecchia inutilmente
rimanendocene seduti a contemplare
giorno per giorno
chi va via e chi viene.
Se tutto fosse a posto, anche la vita,
e anche il tempo dai colori spenti
dell’autunno tramontasse quieto
come lui sa, anzi ha da tramontare,
e se anche le parole non parlate
affiorassero alle nostre bocche stanche
senza il bisogno di dover parlare,
che malinconia alla fine dell’estate,
la meraviglia
di un autunno d’oro!
Vanno consapevoli per la strada
un uomo ed una donna. Ed è un mattino
arabescato di un cereo lucore
(domenica d’autunno); sul sagrato
poca gente
all’uscita dalla Messa.
Il tempo è malinconico e beffardo
quando la brina imbianca i girasoli
e la vita è una storia senza senso.
una malinconica allegria che dà alla testa.
Non ci resta che ridere,
Anna.

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3 thoughts on “Il presente indicativo

  1. Che belle cose ho letto Italo, oggi più che mai, ed è la sensazione che mi è rimasta addosso di aver fatto una passeggiata al tuo fianco mentre mi raccontavi che mi ha lasciato sconcertato, come tutti i tuoi luoghi che mi son rimasti dentro, come se ci fossi stato.

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  2. le tue parole mi commuovono, ma sono un duro e fingo di essere indifferente. Poi, però non ce la faccio più, e torno a commuovermi.
    I miei sono solo pensieri di uno malato di poesia. Magari a volte sventatelli.
    Un caro saluto

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