Roteazioni

ANCHE SE HO UN CORPO SOLO

Anche se ho un corpo solo,
e quel che faccio è molto, con l’anima
che mi straripa in questa troppo piccola
massa di cellule, dove la vita
pulsa e si logora man mano
fino all’ultimo battito, anche
se la mia attività frenetica
adoprerebbe più di un corpo
( e come può sbrigarsela, uno
che come me vive ora dopo ora
alla giornata? ), anche se tu
mi critichi e scuoti
incredula la testa, cosa posso,
dico, cosa poso farci? Stendermi
sul vecchio canapè, come un malato
di fronte al medico,
e attendere che suoni la campana?

IL DIAVOLO È SEMPRE BRUTTO

Non mi va il moralismo del chierico
che rifiuta ogni insubordinazione
alla virtù. Ci vuole un disimpegno,
ma senza le implicazioni della fede.
E non basta un trascorso integerrimo
da chierico,
né un curriculum da santo,
forse la santità è una cosa utopica,
e non essere refrattario al peccato
è tutt’al più un problema di coscienza,
d’etica e d’estetica: il diavolo,
comunque lo si pitta, è sempre brutto.
Il diavolo, perché peccare è bello..

L’IMMORTALITÀ DEI GATTI

Come un rito da sbrigare, morire,
non per volontà, ma per dovere,
quando non badi di non stare a vivere,
come il gatto che mangia beve e dorme
e non lo sa perché va per topi.
Non per ignoranza o dabbenaggine,
ma non è un obbrobrio presupporre
che anche i gatti possano pensare,
come noi, di essere immortali.
Anche loro portano nel cuore
un dio che gli somiglia, un dio gatto.

ROTEAZIONI

Sono mulini a vento
e roteano le pale con destrezza
alacre, sfrenate giravolte
che il vento muove e spegne.
Io trattengo il fiato,
un attimo, e risoffio forte,
muovo i fogli sul tavolo che roteano
come roteano le braccia
di Maria che salta con la corda.
Mi richiama alla mente
Piero che rotea le pupille
sollecite a inseguire
le mille roteazioni di una mosca.
Tutto un micro- e macrocosmo
intento a roteare
intorno a una paralume o intorno al sole.

TUTTI SI È IN ATTESA DI QUALCHECOSA

Eccomi, sì, sono qui
che attendo
giorno per giorno, accanto all’uscio, in piedi,
e la mia vita è tutta in quest’attesa
di chissà chi e di chissà
che cosa.
Attendo e ascolto per la via passare
gli autobus dal mattino a sera tarda,
passa la gente, passa Anna , e il vento,
tutto un via vai di chi va via e torna
e l’attimo è lì che viene
e non arriva.
E non ci stanno orari né scadenze,
non si ritarda e non si giunge in tempo,
ma tutti, il fiato grosso e il cuore in gola,
attendono comunque, e non lo sanno
che altri, che stanno lì, stanno attendendoli,
che tutti
si è in attesa di un qualcosa,
o forse è il qualchecosa, che ci attende.

RIPETITIVITÀ

Spesso m’ingegno a vivere
vivendo,
mi pettino, mi lavo e metto in ordine
il tavolo, come posso, e,
se ne ho voglia,
tolgo la caffettiera dalla fiamma
che brontola, mi verso nella tazza
quanto mi basta,
prendo un cucchiaino,
zucchero, mescolo, controllo,
prima di bere, che non sia bollente,
quindi mi siedo e bevo.
Fatto questo,
lavo e risciacquo tazza e cucchiaino,
ché tutto sia al suo posto come prima.
Quando tutto è in ordine e pulito,
vado in salotto e mi siedo
e vivo
la stessa vita d’ieri e dell’altr’ieri.
Non mi lamento, certo. È una fortuna
ripetere la vita.
A dire il vero,
è una ripetitività che non annoia.

ESSERE DIO

Siedo alla finestra e guardo fuori,
dove naviga la luna. Stelle a fiotti,
al confine del cielo. E c’è un profumo
forte di rose, come un bouquet d’aria
che sale alle mie nari. Cose, cose
dimenticate della mia infanzia,
come piccole luci moribonde
effimere, come effimere le rose,
come la luna, l’albero e la sera.

Penso a cosa Dio stia pensando,
se di mutare l’albero in vento,
Lui che lo può, od il vento in albero.
Dio, e lo si sa, però è un tipo serio,
e l’albero resta albero e il vento vento.
Vorrei essere Dio. Ma un po’ meno serio.

I MORTI NON SANNO DI AGLIO

La voce deserta del vento,
l’arcano respiro dell’aglio.
T’accorgi che sei vivo, confuso,
stranito, e lo senti,
il tuo cuore che batte, il tuo fiato
che ti ansima in bocca, stupito
di stupirti che riesci a pensare,
del gusto un poco amarognolo
del caffè nella bocca.
E il tempo
che fa? S’attorciglia
attorno all’aroma fragrante
senza zucchero – che pare far male,-
del liquido nero, e t’affidi
all’aiuto
di una piccola aggiunta
del Dietor, preziosa bustina
che forse fa ancora più male
– a quanto si dice, ed ignori
però chi lo dice, –
e non sai che pensare,
sai solo che senti, t’accorgi
del tuo cuore che batte, e lo credi
che lo fa perché vivi.
La prova del nove,
il respiro che t’esce di bocca. Respiro
magari che sa di cipolla
o di aglio. Ma è respiro di vivo.
I morti
non sanno di aglio…

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