Tra smussati angoli

LA CHIAVE NELLA TOPPA

Ti cerco nella solitaria ombra
del vano della finestra che dà
asilo al buio ventre della notte.
E intanto scrivo sillabe in poesia
mentre vedo la luna trasmigrare
da tetto a tetto, ad accompagnare
l’alba e l’aurora fino a che fa giorno.

Sillabe a crocifiggere la pena
e l’allegria del buio che fiorisce
uno spiraglio di luce nei lampioni
che accendono il silenzio di poesia.

Torna, ch’è tardi. Torna. Questa è l’ora
che tu giri la chiave nella toppa
e l’uscio s’apre appena lo si spinge.
Affrèttati, ti attendo. Non far tardi.

UNA PIETRA IN TESTA

Uno, colpito in testa da un pietra
gettatagli da un no-TAV, la raccoglie
e la porta in questura come prova
di un atto di violenza, ma lo arrestano
con l’accusa di furto di una pietra.
Così vanno le cose oggi in Italia.
luglio 2017

LE NUVOLE

Si moltiplicano e poi vanno
le nuvole, sù in cielo, così effimere,
nuvole su nuvole, leggere,
assumono dimensioni e forme strane,
se portano bufera. Vanno silenziose,
a volte strepitose,
a frotte, nuvole d’ovatta,
come suorine che rientrano in convento.

IL TEMPO È UN CONCETTO

Il tempo non è che un concetto,
mi pare non esista in assoluto,
e lo distingui a malapena
per una ruga in più, od una smorfia,
non suscita alcun tipo d’emozioni
notabili,
ma lascia alle sue spalle le memorie
e le cronache strettamente personali
che fanno parte della ministoria.
Gli devi un’obbedienza cieca
e ottusa, e una fede
cristiana di rassegnazione. Come
una donna di classe che ti lascia.

I CARI NOMI
I cari nomi – madre, padre, patria,-
risvegliano memorie d’altri tempi,
quando l’avvenire era radioso
e fiori speranza ornavano l’estate
di una testimonianza meraviglia.
Sulla pagina semiaperta del mio diario
resta una voce – quale voce? – amica,
o forse è il vento, sì, il vento tra i gerani
del mio balcone. Vento, non gridare,
càlmati, fa’ il bravo, ho quasi freddo.

LA NON POESIA

Il gocciolare della canna
di un vecchio rubinetto,
e lì accanto una mosca
morta sul davanzale
ed un raggio sole
sulla pattumiera sporca
vicino alla porta del balcone
è la dignità della non poesia
nell’ariosa carezza della sera.

IL TUO VOLERE CREDERE

Oh, il tuo volere credere!, gli dico.
Non sta a me a giudicare, o meglio
stagna nella coscienza il mio dio,
e lo riascolto come da un disco
logoro, e cerco la certezza
di un gesto, di una parola,
ma sono solo
insulsi pretonzoli
a tener vive le fiaccole, a levarmi
di dosso il fardello
dell’ignoranza, a riempire
la mia interna vedovanza
di un odore di canonica
che non si confà col dio in cui credo.

QUALCHEDUNO MI GUARDA

Qualcheduno mi guarda mentre guardo,
ed io guardo qualcuno che mi guarda.
C’è sempre qualcheduno che ci guarda,
anche tornando indietro dentro il tempo,
fino a trovarvi un grande spazio vuoto
in cui nessuno ( neanche noi ) ci guarda.

Qui, nella profondità del mio sguardo,
nasce la mia identità di essere,
brulica la mia vita d’uomo- dio,
che sopravvive al mio uomo-uomo,
e mi perpetua qua e là in un fiore,
in un albero, in un merlo o in una pietra.

Questo è il mio futuro, forse:
un futuro d’anima di aria,
soffio di vita di un mio io nascente
di là del là, assai più in là, nell’oltre.

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