Le colline odorano di sole

SENZA DI TE

Senza di te una pietra
non è una pietra,
nulla può esser quel che è od è stato,
e il bello è che Tu l’hai fatto
sempre da solo, senza alcun aiuto;
un giorno hai detto: Faccio l’erba,
e subito l’hai fatta. Con pudore
poetico hai alzato un dito
e hai detto: Albero,
e l’albero l’hai fatto.
Hai costruito il mare
e l’hai riempito d’acqua, ma da solo,
e in un attimo hai fatto l’usignolo
e gli hai dato il canto. E hai fatto il tempo,
per noi solo fugace e per te eterno,
senza neppure dircelo, e hai creato
me, e senza dirmelo, da solo.

ANDIAMO

Vieni, dammi la mano, e scendi
giù da dove sei, fammi da guida,
e allora camminiamo io e Tu insieme,
io piccolo uomo e Tu Dio.
Dove? Dillo Tu dove, Tu nel Tutto,
io, che non conto, spero non nel Niente,
ma almeno nel Qualcosa. Però, penso,
forse c’è un punto in cui le vie convergono
(e senza l’apartheid). Andiamo,
conducimi da Te. Di Te mi fido.
È difficile, lo so, essere Dio,
ma forse è più difficile essere uomo.

LE CICALE NEL DI LÀ

Forse un giorno quand’ho finito di vivere,
le cicale avranno smesso di scricchiare.
Sentirne una almeno per me, forse,
anche di là, sarebbe già qualcosa,
anzi, a ragion veduta, In ogni caso,
è meglio premunirsi e a tempo debito
mettersene una in tasca, e che stia brava
e zitta, e che passi alla dogana,
sfuggendo a ogni detector. Poi, di là,
ci penseremo io e lei dove cricchiare.
Marzo 2008

FORSE C’È UN GODOT

Son qui seduto e attendo. Non so cosa,
mi limito a aspettare. Non son certo
del luogo del nostro appuntamento,
né con chi, né dell’ora e né per cosa.
Forse c’è un Godot che ha da venire,
dunque perciò aspettiamolo. Attraverso,
fin che attendo, miracoli di storia,
e via via la voce mi si spegne
come un moccolo che resta senza cera.

Forse, nell’attesa dell’attesa,
si generano le parole del silenzio
che generano altre voci, altre parole,
che si oppongono al certo dell’incerto.
E attendo qui seduto, nell’attesa
che uno mi venga incontro a mano tesa.

PRESAGI

Fischia nel vento del mattino
il merlo, forse presagisce il tempo:
minaccia temporale. L’uomo siede
s’una sedia appena fuor dell’uscio,
forse presagisce chissà che evento
con l’indice puntato verso l’alto,
come cercasse chissà cosa in cielo.
Un cielo dove non ci sta più niente.

L’OPILIONIDE

Tesse controluce un ragno
tranquillamente la sua tela
mirabile architetto di arabesco.
Dondola se soffio con le labbra
la sua sottile trama che par seta.

Gracili e lunghissime le zampe
(appartiene alla tribù degli Opilionidi),
corre su e giù nervoso sulla tela,
nulla sa del cielo, delle stelle,
dei broccoli e dei sedani dell’orto;
sa tutto del soffitto, della tela,
delle mosche: il suo mondo non eterno

ANNA CHE PESTA L’AGLIO NEL MORTAIO

Dove imbiondisce la gramigna e l’orzo
selvatico contrasta con l’ortica
il poco posto ch’è rimasto libero,
-e se ci metti il dito senti il morso
d’un serpe o d’una vipera, – là dove
una lacrima
ti basta a fare fiore
e la lucertola è ferma stesa al sole,
là dove non crescono le rose,
ma l’orzo selvatico e l’ortica
trionfano nell’orto
e la sterpaglia
soffoca il capanno degli attrezzi,
e nessuno più viene con le borse
a cogliere qualcosa ( i pomodori,
i broccoli o i fagiolini ),
là c’è Anna
che chiacchiera coi grilli e le lumache,
Anna che ha un fior d’ortica sui capelli,
e al collo una collana di gramigne,
Anna che pesta
l’aglio nel mortaio
e trita un pochetto di prezzemolo
nella carne tritata con del pane
per far delle polpette per la cena,
Anna del nostro andare
ad altri sogni
ed altri giorni, Anna fior di cucco,,
svolìo di ape, brezza di tramonto,
ultima luna
prima del risveglio.

UNA NOTA MUSICALE

Basta a volte una nota musicale,
oppure due, ed un frullo d’ali,
e Anna dice: Ascolta, è un pettirosso…
Entro nel bosco e mi guardo attorno
e ascolto la sua voce millenaria
a mezza via tra realtà e sogno.
Perso non so in che angolo buio
del bosco, anonimo poeta,
canti, e il tuo canto mi commuove.
Come può commuoverti un pettirosso?
Nella luce profonda del meriggio,
l’aria trema di ventate fresche
che portano un profumo di mirtillo.
Piccolo cantore sconosciuto,
gola di dolcezza, io ti ringrazio.

LE COLLINE ODORANO DI SOLE

Già le colline odorano di sole
e gli alberi ripropongono le ombre
lunghe degli inoltrati pomeriggi,
e in ogni angolo indugiano le viole,
dove dorme la pace delle cose.
Vado a un ignoto appuntamento
in questa calda luce sonnolenta,
nello splendido stupore delle rose,
non so con chi, chissà, forse con Dio,
ammesso che abbia tempo e che lo voglia.

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2 thoughts on “Le colline odorano di sole

  1. un poco invidio il tuo dialogar con Dio, cosa in cui non m’avventuro; sto ancora cercando dopo tanti anni di dissipare i dubbi sulla sua figura…e nel leggerti, come spesso succede, ho la netta sensazione che qualche incanto di natura mi sia sfuggito
    Buona notte Italo

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  2. Ho cominciato a dialogare con Quello di lassù ( o di laggiù, come può essere per chi abita in Australia) da quando ho visto a Mediugorje il sole roteare per più di un’ora. Centinaia col naso in sù, come macachi, con macchine fotografiche e cineprese. Tutte foto riuscite, pellicole non bruciate. Sei capace a fissare il sole a lungo, senza accecarti?
    Così, ora dialogo con Quello di lassù. E’ un Dio simpatico. Ho anzi scoperto che il Bergoglio non gli va molto giù…

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