L’elica gira

LA VITA CHE VIVE

Guardo dalla finestra qui di fronte
il campanile. Il sole sopra i tetti
langue di noia : autunno già avanzato
bussa col vento alle finestre chiuse
e le foglie cadute sulla strada
paiono impazzite. A un davanzale
una donna con una rosa in mano
mi fa’ un cenno di occhi per saluto.
Il cielo è una tunica di luce.
Gli orti, le vie, gli alberi, le case,
vivono dei suoni d’echi dell’eterno:
m’appaiono man mano più lontani,
piccole macchie in fondo all’orizzonte,
e il vento ne cancella suoni e voci.

Ma il senso della vita è questo vivere
vivendola. Non noi, ma è lei che vive,
noi la subiamo, inerti, senza voglia.

A PENSARCI UN PO’ SU

A pensarci un po’ su, non è poi male
questo addensarsi d’ombre nella sera.
Il sole non c’è più, annotta.
Bianca, sdrucita come in filigrana,
una metà di luna quasi scialba
empie d’intorno l’aria di una noia
curva come un peso. In mezzo all’orto
l’ombra di un gatto scivola leggera
con nonchalance sul logoro muretto
che dà sul prato. Il senso delle cose
ora traspare e sfuma come un sogno
e le voci qui intorno sono palpiti
di un refolo di foglie e di parole.
Acque di memoria
approdano a fatica sulla battima
dell’anima. E mi perdo
con nonchalance nel buio che divora.

SONO NATO UOMO

Sono nato Uomo forse per caso,
potevo nascere albero od uccello,
ma potevo anche non nascere,
o nascere e morire come nebbia
lungo verdi argini assonnati,
senza fremiti di vento tra pioppaie
e deserti capanni in riva al mare.

E invece no, sono nato Uomo,
un povero Cristo senza croce,
ma libero di scegliermi il Calvario
e l’albero su cui essere impiccato.
Però, se fossi una albero, vorrei
essere l’impiccato e l’ impiccatore.

L’ELICA GIRA

L’elica gira, gira, gira,
gira anche se non ha da girare,
si perde lassù, in un lungo sibilo,
e il vento canta e canta con gli uccelli.
Dicono che basti un solo istante
per alzare gli occhi e contemplare
l’attimo che va, e tutto intanto gira,
gira e rigira, e noi lo rincorriamo
urlando i nostri nomi a squarciagola.

GLI IPPOCASTANI

Vola al muoversi del vento una foglia
bionda di sole: un piccolo strumento
nelle mani di Dio per farne autunno.
Tanta è la luce, e il viale è già in attesa
del mezzogiorno: il grande ippocastano
pare sollevi i suoi grossi rami
in umiltà e preghiera. Da qui basso
alzo le braccia quasi ad emularlo
anch’io, in umiltà, Ma lui è più bravo.

NON C’ERO

Mi chiamarono. Ma io non c’ero,
ero andato già via, e non li udivo.
No, non c’ero quando me ne andai,
ero già andato,
ma anche – metti che ci fossi stato,-
avevo ormai lasciato il posto vuoto.
Dunque, squillò il telefono. Il mio
no, perché non ce l’avevo.
E così, quando tornai,
mi dissero che ormai me n’ero andato,
dunque che non c’ero
più, ma per davvero

TOSSIVA

Pareva il ciglio di un ferro ruggine,
nel vento che saliva. A passi lenti
venne la Morte a farci visita. Il vecchio,
stretto nel suo tabarro, ora tossiva.

Non la guardò e si sdraiò in silenzio,
la pipa in mano, – aveva sonno, – a terra.
Non davamo importanza a certe cose,
tanto meno alla tosse. Sapevamo
che aveva preso freddo ed era vecchio.
Cercava di dormire, ma tossiva.

Ma avevamo paura, e si rideva.

IL NULLA E LA NEVE

Nascondere il Nulla delle cose
che non contano, è come fa la neve
che copre col suo candido lenzuolo
immacolato tutto ciò che trova,

E poi guardare e non veder più niente,
né la neve che ricopre il Nulla,
né il Nulla che c’è sotto la neve.

Un qualcosa di vago

Un esempio
di come possa a volte interpretarsi
male un problema e sbagliare in pieno
la nuda verità di un postulato,
è non credere alla vita come un punto
di partenza dall’oggi al domani,
ma come uno stare fermi ad aspettarla.

UN MATTINO COME TANTI

Ti ho pensata come penso che si pensi
a chi non c’è, all’assenza,
e ti ho vista dove il sole all’angolo
della via è un miracolo d’agosto.
Era un mattino come tanti, e, intorno,
tutto era desto dopo tanto sonno,
ed ancora fioriva il gelsomino
bianco, e volavano gli aironi,
acrobati sulle scie della memoria.

Volavano come petali nel sole,
lassù, dove non vanno gli aquiloni.

TUTTO SARÀ BOCCIO E CANTO

Siano cinti i vostri fianchi e accese
le lampade, e tenetele sù alte
per meglio camminare senza inciampi
perché la strada è lunga e si fa sera,
e il vostro cuore indugia silenzioso
e gli occhi sono stanchi di guardare.

Non hai più domande né risposte,
non una voce sola a confortare,
ma una voce che molce il vostro esilio,
ma una voce ch’è quasi un paradiso.
È autunno, gente, ed hai da camminare
fino all’ultimo giorno, e poi fa sera.
Dopo, spegni la lampada e riposa
Fino a quando non ritorna il sole.

E tutto intorno sarà boccio e canto.

5 pensieri su “L’elica gira

  1. passare qui da te è come camminare in solitaria meditazione e incontrare una voce amica che alleggerisce lo spirito, tratti ogni argomento con equilibrio e dolcezza e la tua paziente visione del mondo infonde pace, una serenità che amo molto. Se tu non ci fossi, bisognerebbe che ti inventassi… Un mattino come tanti è di una bellezza semplice e meravigliosa proprio come quel bianco gelsomino…Grazie infinite Italo! Un bacio affettuoso, di cuore

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  2. Pingback: “Tutto sarà boccio e canto” di Italo Bonassi | Il Canto delle Muse

  3. Sei sempre generosa nei miei confronti. Per sdebitarmi, e per consonanza poetica, vorrei inviarti per posta due mie raccolte di versi: una uscirà entro agosto ( La mosca sul naso) come numero speciale dei QUADERNI, del Gruppo Poesia 83, stampato dalla Prov. di Trento, l’altra entro l’anno ( In umiltà di spirito), più corposa. Mandami per e-mail il tuo assenso e il tuo indirizzo postale
    Ciao, buona serata

    Piace a 1 persona

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